L’Adorazione dei Magi di Leonardo torna agli Uffizi

Sacralità dell'Epifania divina e moti dell'animo

L’Adorazione dei Magi di Leonardo da Vinci torna agli Uffizi
 Il bono pittore ha da dipingere due cose principali, cioè l’omo e il concetto della mente sua. Il primo è facile, il secondo difficile, perché s’ha a figurare con gesti e movimenti della membra. Leonardo da Vinci
Il 28 marzo 2017 inaugura alla Galleria degli Uffizi la mostra Il cosmo magico di Leonardo. L’Adorazione dei Magi restaurata, per celebrare l’atteso ritorno di un indiscusso capolavoro vinciano nelle sale del museo fiorentino. La tavola (246 x 243 cm) è stata sottoposta a un lungo restauro durato sei anni, condotto presso i laboratori dell’Opificio delle Pietre Dure di Firenze. L’intervento ha consentito di risolvere alcuni problemi conservativi e di recuperare tonalità cromatiche inaspettate e la visibilità di dettagli che aprono a nuove interpretazioni sul suo complesso significato iconografico.
Commissionata nel 1481 dai monaci agostiniani per la chiesa di San Donato a Scopeto, l’opera è stata lasciata incompiuta l’anno successivo a causa della partenza di Leonardo alla volta di Milano, dove l’artista si stabilì per circa diciassette anni dipingendo durante il suo soggiorno lombardo mirabili opere come la Dama con l’Ermellino (Cracovia, Museo Narodowe) e il Cenacolo (Milano, Refettorio di Santa Maria delle Grazie). Nel frattempo la tavola abbozzata rimase nella casa di Amerigo Benci, padre di Ginevra della quale il maestro vinciano realizzò un celebre ritratto (Washington DC, National Gallery of Art). Nel 1670 il dipinto con l’Adorazione entrò a far parte delle collezioni medicee confluendo alla fine del secolo successivo nella Galleria degli Uffizi.
La tavola vinciana restaurata sarà esposta insieme alla versione del medesimo soggetto religioso dipinta da Filippino Lippi nel 1496, al quale l’opera fu allogata dai monaci di Scopeto ormai certi, dopo quindici anni, della inadempienza di Leonardo. Il confronto fra i due dipinti, entrambi nella collezione degli Uffizi, mostra la diversa interpretazione del tema da parte dei due maestri e pone in evidenza i mutamenti politici avvenuti nell’arco  di poco più di un decennio.
Il tema dell’Adorazione dei Magi era assai diffuso nell’arte fiorentina del Quattrocento, prediletto in particolare dalle famiglie illustri della città, per celebrare il proprio casato e il proprio potere politico con ritratti e simboli encomiastici inseriti nel corteo. Basti pensare alla Cavalcata dei Magi di Benozzo Gozzoli (Firenze, Palazzo Medici Riccardi) o all’Adorazione di Botticelli (Firenze, Galleria degli Uffizi).
Al centro della composizione leonardesca si trovano la Vergine e il Bambin Gesù, intorno ai quali sono disposti coloro che per primi sono stati attratti dall’Epifania divina, mantenendosi tuttavia a una reverenziale distanza. Il gruppo di astanti è scandito da un crescendo di emozioni espresse in un ricco repertorio di gesti e moti psicologici. Sullo sfondo due scene: a sinistra, un’architettura in rovina allude alla caduta del Tempio di Gerusalemme; a destra, una zuffa di cavalieri rappresenta la follia di coloro che non hanno accolto il messaggio cristiano. A separarle una diagonale prospettica formata da due alberi, un alloro e una palma, rispettivamente simbolo della Resurrezione e del Martirio, a prefigurare il destino di Cristo.
La nascita di Gesù si pone come momento di passaggio dal paganesimo al cristianesimo.
La tavola dimostra in modo straordinario gli interessi leonardeschi nei confronti dello studio della figura umana, della articolazione dei movimenti e dei moti dell’animo.
Riguardo all’importanza storica dell’opera si citano le parole dello storico dell’arte ed ex direttore della Galleria degli Uffizi, Antonio Natali: “Nell’Adorazione dei Magi degli Uffizi si può ravvisare uno dei primi testi fondanti (se non il primo) di quella “maniera moderna” di cui Giorgio Vasari parla nel proemio alla terza parte delle Vite, là dove proprio a Leonardo attribuisce il merito incontrastato d’averla avviata”.