Firenze, città d’arte e di restauri

L'arte del Restauro

Arte e Restauri a Firenze

Il 4 novembre 1966 le acque dell’Arno esondarono e invasero Firenze in una corsa incontrastata, trascinando ammassi di detriti per le strade e i vicoli, per gli androni e le corti, inghiottendo in gorghi di melma e nafta tutto ciò che incontravano. Molti di noi non erano ancora nati, eppure percepiamo una ferita intima, ancora attuale, inferta dai racconti dei nostri cari che in quei giorni di paura, persero tutto o quasi, anche fotografie di famiglia che avrebbero tanto voluto mostrarci. “L’ Arno se le è portate via insieme a tutto il resto”.

Un ‘tragico spettacolo’ per coloro che raggiunsero Firenze per contribuire ai soccorsi. Tra di loro anche mio padre, giovane caporal maggiore dell’esercito di stanza al Ministero della Difesa, in congedo anticipato a causa della calamità che aveva stravolto la sua città. Come lui, tanti altri offrirono il proprio aiuto nelle zone colpite dal distastro. Tanti erano stranieri, tanti si mobilitarono da ogni parte del mondo per salvare le opere d’arte e i monumenti danneggiati dall’alluvione, guadagnandosi l’appellativo di ‘angeli del fango‘.

Nei giorni e nei mesi a seguire Firenze diventò un laboratorio per il restauro sperimentale e all’avanguardia, dove esperti nazionali e internazionali si confrontarono con l’emergenza e con i danni arrecati ai ‘materiali’ di cui ogni opera del resto è fatta, quale imprescindibile sostanza del loro valore storico-artistico ed estetico, della ‘forma dell’arte’. Il risultato di quegli interventi ha consacrato a livello mondiale le tecniche e le metodologie della ‘scuola fiorentina’ di restauro, all’epoca magistralmente guidata da Umberto Baldini.

Tuttora, dopo così tanto tempo, la città di Firenze conserva ancora opere d’arte che attendono di essere liberate dai segni dell’alluvione. In occasione del 50° anniversario di quel dramma, è stato presentato il restauro dell’Ultima Cena di Giorgio Vasari (1546), un dipinto su tavola di circa 5,80 metri di lunghezza per un’altezza di 2,62 metri. Dal 1815 era esposto nel Cenacolo di Santa Croce, dove il 4 novembre del 1966 l’acqua raggiunse un livello di cinque metri.

Rimase sommerso per dodici ore, come un naufrago. Dopo una permanenza di quarant’anni nei depositi della Soprintendenza e di dieci nei laboratori dell’Opificio delle pietre dure, l’opera è stata ricollocata nel complesso monumentale di Santa Croce, nella posizione in passato occupata da un’altra vittima-simbolo dell’alluvione, il Crocifisso di Cimabue (1272-1280 circa), oggi visibile nella Sagrestia della stessa basilica.

Basilica e Museo dell’Opera di Santa Croce

Piazza Santa Croce, 16, 50122, Firenze
Telefono: 055 2466105
Fax: 055 2008789

Orario di visita

Lunedì – Sabato dalle 9:30 alle 17:00.
Domenica e festività di precetto – Epifania (6 gennaio), Assunzione (15 agosto), Ognissanti (1°novembre), Immacolata Concezione (8 dicembre) – dalle 14:00 alle 17:00.

Per info su visite guidate